900presente Poètes

11.03.18

Poètes è il titolo del quarto appuntamento della rassegna 900presente di domenica 11 marzo 2018 alle 17.30 all’Auditorio Stelio Molo RSI di Lugano. L’Ensemble 900, sotto la direzione di Arturo Tamayo, eseguirà le Chansons de Bilitis di Claude Debussy, brano del 1901, e le Improvisations sur Mallarmé I, II e III di Pierre Boulez, scritte tra il 1957 e il 1962. Per qualche dettaglio in più circa il concerto, abbiamo intervistato il Maestro Tamayo.

Perché ha scelto l’abbinamento Debussy-Boulez?

Dopo la scomparsa nel 2016 di Pierre Boulez, 900presente ha reso omaggio al Maestro francese in molti concerti e, pensando al programma di Poètes, volevo concludere questo ciclo. Riguardo a Debussy, invece, Boulez stesso lo considerava uno dei suoi più importanti “antenati” dal punto di vista del linguaggio sonoro; ecco spiegato il binomio. Inoltre per il nostro concerto utilizzeremo la parte di celesta ricostruita proprio da Boulez in occasione del concerto del Domaine Musical il 10 aprile del 1954; la parte infatti fu andata persa dopo la prima esecuzione del 1901 o forse addirittura non fu mai scritta perché improvvisata da Debussy stesso durante la serata.

In che modo questi due compositori si relazionano alla poesia?

Il pensiero estetico di Debussy ha le sue più profonde radici nell’universo poetico, che lui conobbe da vicino, di Pierre Louÿs e Stéphane Mallarmé; allo stesso modo, l’influenza di poeti come René Char, Henri Michaux e – di nuovo – Stéphane Mallarmé, segnò profondamente lo stile compositivo di Boulez. A tal proposito, quest’ultimo scrisse in un saggio negli ’60 in cui afferma che la musica è legata alla poesia a livelli molto diversi, dalla semplice epigrafe alla fusione, dall'episodio aneddotico alla sostanza fondamentale. Per tornare al nostro programma, Les Chansons de Bilitis di Debussy sono brevi brani che accompagnano una recitazione di poesie di Louÿs con sonorità cristalline affidata ad arpe, celesta e flauti. Allo stesso modo, nelle tre Improvisations sur Mallarmé di Boulez i sonetti dell’autore simbolista sono cantati da una voce sognante e al contempo straniata accompagnata da un ensemble strumentale “non convenzionale”.

Che cosa intende per “non convenzionale”?

L'organico strumentale che Boulez sceglie per questo brano, con un nutrito numero di strumenti “risonanti”, è di grande originalità se si pensa all’epoca in cui viene scritta; chissà con quale stupore - nel 1958 - il pubblico ha assistito alla prima  esecuzione di un’opera per soprano accompagnata soltanto da un’arpa e da strumenti a percussione...!