Un concerto dal vivo è sempre qualcosa di unico e irripetibile

07.07.18

Francesco Angelico è Generalmusikdirektor dello Hessisches Staatstheater di Kassel a partire dalla stagione 2017/2018. Si diploma nel 2001 in violoncello all’Istituto Musicale “Orazio Vecchi” di Modena e nel 2006 in Direzione d’ensemble per il repertorio contemporaneo al Conservatorio della Svizzera italiana con il Maestro Giorgio Bernasconi. Ritorna quest’anno al CSI in veste di direttore dell’Orchestra sinfonica in due appuntamenti: sabato 7 luglio alle 21.00 in Piazza Grande a Morcote, all’interno del Morcote Classic Festival, e domenica 8 luglio, sempre alle 21.00, a Villa Cagnola a Gazzada Schianno (Varese) per la rassegna Musica in Villa Cagnola.

I brani che andrà a dirigere hanno un significato particolare per lei?
Le Tombeau de Couperin è una partitura alla quale sono profondamente affezionato e che mi ha accompagnato in importanti momenti dalla mia carriera. È un gioiello di perfezione formale e poetica di Maurice Ravel che nonostante la sua apparente semplicità richiede un lavoro attento e particolareggiato. Anche Quadri da un esposizione di Modest Mussorgsky occupa un ruolo particolare nella mia vita: è stato l’ultimo brano che ho suonato in orchestra da violoncellista prima di iniziare lo studio della direzione a Lugano.

Che cosa significa, per un Direttore con una carriera internazionale lavorare con degli studenti?
Il mio approccio alla musica è sempre lo stesso con la differenza che i giovani musicisti sono spesso più liberi da certe convenzioni e, a volte, cattive abitudini e il lavoro acquista così una dimensione più "aperta" e fantasiosa.

Oggigiorno la tecnologia rende possibile l’esperienza di ascolto ovunque ed in qualsiasi momento; perché allora assistere ad un concerto dal vivo?
Posso rispondere che proprio perché è un concerto dal vivo, quindi irripetibile, che acquista un valore unico. Imprescindibile, inoltre, è il ruolo del pubblico che "fa" il concerto, perché "fa" l’ascolto. L’atto dell’ascolto, infatti, è un atto consapevole e attivo che, se reso nella sua dimensione collettiva, fornisce il silenzio necessario ed appunto irripetibile nel quale la musica può vivere. Si tratta di un silenzio completamente diverso da quello che possiamo avere in una stanza ascoltando, magari con delle ottime cuffie, un cd, perché è un silenzio prodotto da persone presenti che lo scelgono come atto comune di partecipazione collettiva ad un "rito". 

Che cosa prova a tornare al CSI, proprio dove ha studiato, in veste di direttore d’orchestra?
Sono molto felice di questa opportunità dopo anni di assenza e, lo confesso, anche un po’ emozionato.