900presente Betsy Jolas

21.01.18

La compositrice franco-americana Betsy Jolas sarà ospite d’eccezione della stagione 900presente domenica 21 gennaio alle 17.30 all’Auditorio Stelio Molo RSI in occasione del concerto monografico a lei dedicato. In programma il suo lavoro più celebre, “D’un opéra de voyage”, accanto a due brani in prima esecuzione svizzera: “Fredons” e “Rambles thru 44 The mysterious stranger by Mark Twain” che la vedrà impegnata in prima persona nel ruolo di voce narrante.

 

Come si è evoluto il suo stile di scrittura dagli anni ’60 ad oggi?

Probabilmente durante gli anni ho semplificato il mio modo di scrivere musica.

All’epoca avevo infatti una notazione più flessibile, meno definita, come altri compositori miei contemporanei.

A tal proposito, sono curiosa di vedere – o meglio di sentire – come gli studenti del CSI riusciranno a interpretare il mio sistema di notazione; alcuni di loro sicuramente la conoscono, ma sarà interessante fargli capire come decifrarla.

In Fredons si sentono le sue influenze francesi e americane. Come vive questa doppia appartenenza?

Ho un background molto ricco. Sono nata e vivo in Francia, ma ho trascorso parte della mia vita negli USA. Sono consapevole di quanto sia stato importante per me aver vissuto entrambi gli ambienti culturali. Mia mamma proveniva da una famiglia del Kentucky e questo mi permise di avvicinarmi alla musica folk; studiò canto a Berlino e mi insegnò il repertorio classico liederistico. Mio padre, invece, era un immigrato americano con origini francesi, della zona della Lorraine; attraverso lui (e la vicinanza alla Germania) ho assimilato non solo la cultura francese, ma anche la tradizione liederistica e il romanticismo tedesco.

Come donna, ha avuto difficoltà nell’essere accettata dai suoi colleghi?

Solo al principio del XX secolo si è iniziato a riconoscere “la voce femminile” - nel campo della composizione così come in altri settori - e la tematica purtroppo si sta evolvendo lentamente.

Più volte mi sono rifiutata di essere inserita in programmi totalmente al femminile perché ritenevo la questione ridicola: non c’era una valida ragione per creare programmi distinti.

Posso però dire di aver vinto questa battaglia perché, con il tempo, sono riuscita ad avere il mio nome accanto a quello di compositori uomini; tuttavia, ricordo anche che nella brochure di un concerto nel quale veniva suonato un mio brano, a differenza degli altri compositori, non era indicata la mia data di nascita. Anche in questo caso mi sono dovuta battere.

In aggiunta a ciò, tuttavia, spesso il problema non consisteva solo in un ostacolo da parte della maggioranza maschile, bensì anche dalla convinzione personale di non poter diventare una compositrice. Ho avuto bisogno di tempo e della fiducia di alcuni colleghi prima di ammettere a me stessa che potevo effettivamente comporre musica.