“Achille Peri e gli influssi operistici sulla musica del suo tempo”
Evento in collaborazione tra la Ricerca della Scuola universitaria di Musica del Conservatorio della Svizzera italiana e la Ricerca e i colleghi del Conservatorio "Peri-Merulo" di Reggio Emilia e Castelnuovo ne' Monti e dell'Università di Ferrara.
Il progetto, coordinato da un team di docenti (Sonia Ganassi, Stefania Roncroffi, Fabio Codeluppi) con a capo il musicologo Alessandro Roccatagliati, tratta la figura di Achille Peri, compositore e direttore d'orchestra (Reggio Emilia, 20 dicembre 1812 – Reggio Emilia, 28 marzo 1880), conosciuto soprattutto per le sue opere.
Conferenza introduttiva condotta da Alessandro Roccatagliati (completa di nuove scoperte storico-musicali frutto appunto delle ricerche degli ultimi mesi) ed esecuzione di diversi brani del compositore reggiano ad opera degli studenti del Conservatorio italiano.
La conferenza-concerto è momento rilevante di una vasta ricerca PNRR - Next Generation EU promossa dallo Stato italiano, dal titolo "Polimnia. L’opera per tutti!" Essa abbraccia il biennio primavera 2024-primavera 2026, coinvolge nove istituzioni italiane dell’Alta Formazione Artistica e Musicale ed è stata finanziata tra i Progetti di punta per l’internazionalizzazione degli Istituti della stessa AFAM. Grazie all’apertura e all’interesse del Conservatorio della Svizzera Italiana, la proiezione europea intrinseca al progetto trova un suo momento assai significativo di presenza anche sul territorio della Confederazione Elvetica.

Peri nacque a Reggio nell’Emilia il 20 dicembre 1812 e si formò musicalmente nella sua città. Attraverso il suo maestro Gian Battista Rabitti, entrò in contatto con ambienti nobiliari di Marsiglia, dove si trasferì nel 1834 per affermarvisi come insegnante privato delle famiglie aristocratiche locali. Era ancora lì di stanza quando nell’ottobre 1838 vi esordì, in un palazzo privato, con la sua prima opera: Una visita a Bedlam. Meno documentato ma probabile, nel corso di quel quinquennio, un suo soggiorno a Parigi di studi.
Nello stesso inverno 1838-39 Peri tornò nella città natale, dove fece base per il resto della vita, al netto dei frequenti spostamenti dovuti agli allestimenti delle sue opere. Nel 1841 andò in scena con successo al teatro di Reggio Emilia Il solitario, melodramma già musicato da Giuseppe Persiani nel 1829. Nel 1842 il Comune di Reggio nominò Peri maestro di cappella municipale, incarico che, mantenuto sino alla morte, stimolò una ricca produzione di musica sacra, senza che ciò lo distogliesse dalla carriera teatrale per i due decenni successivi.
Nel 1843 debuttarono due opere, al Ducale di Parma in febbraio il dramma tragico Ester d’Engaddi (Salvadore Cammarano), al Comunale di Reggio in maggio la tragedia lirica Dirce (Pietro Martini). La prima importante affermazione su scala nazionale arrivò a fine 1847 col dramma lirico Tancreda, composto sopra versi di Francesco Guidi per l’apertura della stagione di carnevale del Carlo Felice di Genova. Seguirono Orfano e diavolo, melodramma comico-fantastico di Carlo Grisanti (Reggio, inaugurazione carnevale 1855), e I fidanzati, opera di Francesco Maria Piave, di nuovo a Genova (carnevale 1856). Il 21 aprile 1857 venne inaugurato a Reggio il nuovo Teatro Comunitativo (quello esistente ancor oggi), e l’occasione non poteva che prevedere una commissione affidata al compositore ‘ufficiale’ della città. Peri rispose all’invito col melodramma Vittore Pisani, scritto in collaborazione col librettista “verdiano” Francesco Maria Piave.
L’opera divenne una delle più apprezzate del suo autore, fino a giungere sul palcoscenico della Scala nell’autunno 1860. All’insegna del teatro milanese fu l’intera fase finale della carriera operistica di Peri. Pochi mesi prima del Pisani (quaresima 1860) debuttò il melodramma biblico Giuditta (Marco Marcelliano Marcello). L’opera L’espiazione (Temistocle Solera) fu data nel carnevale-quaresima 1861; il Rienzi, «libretto in tre epoche» sempre di Piave, inaugurò la stagione di carnevale del 1863. Ma furono questi gli ultimi suoi cimenti teatrali del musicista, probabilmente scoraggiato dal fiasco di entrambi.
Così, negli ultimi diciott’anni della sua vita Peri non mise mano ad alcuna partitura operistica, ritirandosi nella quotidianità delle sue mansioni in Reggio. Sempre più fitte, non limitate all’ambito sacro e teatrale (tenne il ruolo di maestro al cembalo e concertatore nelle stagioni operistiche) e che fruttarono un flusso continuativo di sue composizioni strumentali e cameristiche: fu istruttore di canto nella scuola musicale municipale, cui era legata anche l’Orchestra civica (nata nel 1861, sciolta nel 1867), direttore di banda, della Filarmonica prima (1851-1856) e della Cittadina poi (1860-1868), nonché direttore, dalla fondazione nel 1869, della Società filarmonica. Morì a Reggio il 28 marzo 1880.
Riferimento bibliografico (qui utilizzato):
Federico Fornoni, “Voce” Achille Peri, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 82, 2015; consultabile online:
https://www.treccani.it/enciclopedia/achille-peri_(Dizionario-Biografico)/
Alessandro Roccatagliati (Reggio Emilia, 1960) è professore ordinario di Musicologia e storia della musica nell'Università di Ferrara, dove tiene gli insegnamenti di Storia della musica, Drammaturgia musicale e Musiche e tecnologie. Dal 2019 è inoltre direttore del comitato scientifico dell'Istituto Nazionale di Studi Verdiani, in Parma.
Diplomato in violoncello e addottorato in musicologia a Bologna, ha trascorso periodi di studio e ricerca presso la Freie Universität di Berlino e il St John’s College di Cambridge.
Dirige sin dal suo varo nel 2000, con F. Della Seta e L. Zoppelli, la Edizione critica delle opere di Vincenzo Bellini (Milano, Casa Ricordi). È direttore della rivista "Studi verdiani" e condirettore della rivista "Il Saggiatore musicale". Tra i recenti progetti di ricerca che vedono protagonisti i Conservatori musicali italiani, dirige sul piano scientifico il progetto Music Theatre and New Technologies (Castelfranco Veneto) e il filone dedicato ad Achille Peri del progetto Polimnia. L’opera per tutti (Modena-Reggio Emilia). Opera altresì nei comitati scientifici di Works of Giuseppe Verdi, del Centro di Documentazione per gli Studi Belliniani - Fondazione Bellini di Catania, della Edizione critica delle opere di Gaetano Donizetti, della Associazione per il Musicista Alberto Franchetti
Oltre ad avere approntato l'edizione critica della Sonnambula belliniana (2009, con L. Zoppelli), ha svolto ricerche e pubblicato studi sull'opera italiana dell'Ottocento prestando di volta in volta attenzione alla drammaturgia di Verdi, Bellini, Rossini, Donizetti e Puccini. Suoi saggi di drammaturgia musicale sono dedicati anche a opere di Gluck, Paisiello, Meyerbeer, Halévy, Janáček, Berio. Si è dedicato inoltre alla storia musicale di alcuni centri dell'Italia settentrionale come Ferrara e Modena (in saggi) e vari altri (articoli su enciclopedie inglesi e tedesche). Sul piano della manualistica storico-musicale, ha scritto su processi e protagonisti in area austro-tedesca tra Sette e Ottocento (Haydn, Mozart, Beethoven, Schubert, Weber).
Tra le sue monografie, i volumi Rigoletto” di Giuseppe Verdi (Milano 1991), Felice Romani librettista (Lucca 1996) e Musica e storia. II: Dal 1640 al 1830 (Milano e Lucca, 2014 e 2019).
Musiche da camera di Achille Peri (1812-1880)
Bizzarria
Giacomo Galvani, flauto
Simone Carloni, clarinetto
Roberto Cancemi, pianoforte
Perché m’inviti a piangere, romanza
Sara Minieri soprano
Roberto Cancemi, pianoforte
Ne me fuis pas, bolero
Sara Minieri, soprano
Roberto Cancemi, pianoforte
Aria finale nell’opera “La Sonnambula” per flicorno soprano e pianoforte
Sebastiano Grasselli, tromba
Roberto Cancemi, pianoforte
Tormento il più crudele, romanza per voce di soprano
Sara Minieri, soprano
Roberto Cancemi, pianoforte
Notturno romantico
Adán Gomez, violoncello
Roberto Cancemi, pianoforte
Il dono del moribondo, arietta per tenore
Ziteng Liu, tenore
Roberto Cancemi, pianoforte
Sotto il salice piangente, aria da camera
Zigen Liu, baritono
Roberto Cancemi, pianoforte
Divertimento per tromba tratto dall’opera “Lucia di Lammermoor”
Sebastiano Grasselli, tromba
Giacomo Galvani, flauto
Simone Carloni, clarinetto
Roberto Cancemi, pianoforte
L’ebrea
Duetto per soprano e basso
Qianhe Zhang, soprano
Zigen Liu, baritono
Roberto Cancemi, pianoforte
Canto dei marinai,
Ziteng Liu, tenore e Zigen Liu, baritono
Roberto Cancemi, pianoforte
Trascrizioni dai manoscritti a cura di Fabio Codeluppi
Il concerto nel suo insieme vuole offrire uno spaccato significativo della creatività di Achille Peri nel settore delle musiche di destinazione cameristica e salottiera (idonee, peraltro, all’esibizione d’un numero contenuto di promettenti solisti in trasferta internazionale). Ed è indubbio che la varietà tipologica dei brani eseguiti dia conto di un ventaglio espressivo assai rappresentativo dell’epoca, e degno di ogni attenzione.
Il retaggio della “cultura dell’opera in musica”, che predominava nell’Italia ottocentesca e anche nelle attitudini dell’autore, spicca anzitutto nel brano vocale più ampio in programma: L’ebrea, per soprano, baritono e pianoforte. Risalente con certezza al giovanile periodo francese (fu dedicato ai suoi due giovani interpreti, dilettanti attivi a Marsiglia negli anni 1830: Célestine Nathan e Syrus Pirondi), esso presenta articolazione e tematica da autentica scena operistica, congegnata come di prassi attraverso l’alternarsi di brani in recitativo e in cantabile. Quel retaggio è però esplicito e palese pure nei due brani strumentali che vedono come protagonista virtuoso lo strumento a ottone, ossia la tromba (in un caso originariamente flicorno). Siamo infatti di fronte a tipiche trascrizioni “antologiche” da opere in musica di gran successo all’epoca (La sonnambula belliniana e la Lucia donizettiana), ossia a un tipo di repertorio che andava ad assecondare e privilegiare – probabilmente, viste le varie attività professionali di Peri in Reggio Emilia – strumentisti d’orchestra
o di banda particolarmente dotati. Musiche che comunque, in tutt’e tre i casi, hanno giaciuto manoscritte e inedite negli archivi fino questa loro odierna riproposizione.
Gli altri sei brani vocali in programma, solistici con l’eccezione di un duetto “marinaresco” per voci maschili, appartengono invece alla misconosciuta eppur abbondantissima produzione di “canzoni da camera” che all’epoca – con funzioni analoghe al più glorioso Lied alla tedesca – affollava i ritrovi di svago aristocratici o alto borghesi anche in Italia. Palestra tanto di letterati poligrafi d’ogni rango quanto di cantanti per diletto o professionisti di passaggio, il repertorio vocale tipicamente da salotto si distingue – in Peri come negli esempi più di nome dei vari Bellini, Donizetti o Verdi – per varietà tipologico-formale, rispondente tanto al “clima” emotivo evocato nel testo poetico (la cui forma verseggiata pure influiva) quanto alle stesse definizioni di sottotitolo. Talché quelle stesse che si ritrovano nel programma odierno – da “romanza” a “bolero”, da “arietta da camera” a “canto” – occhieggiano ad altrettanti moduli compositivi in parte tipizzati.
L’invenzione tematica più complessa e le forme meno lineari che caratterizzano invece i restanti due brani strumentali – la Bizzarria per flauto e clarinetto, il Notturno romantico per violoncello, sempre pianisticamente accompagnati – occhieggiano invece, seppur ancora da lontano, alla penetrazione di una sensibilità per la “musica assoluta” che fu sì molto graduale lungo l’Ottocento italiano, ma costante in compositori che via via vennero sempre più in contatto con le grandi creazioni cameristiche del recente passato provenienti da Vienna, Germania o Francia. Il precoce brano per flauto e clarinetto virtuosi (1843) lascia così campo al più maturo pezzo per violoncello, entrambi però preludi d’una stagione che vide poi Achille Peri non solo dedito al recupero dei repertori centroeuropei (nella Società filarmonica di fine anni Sessanta), ma lui stesso a misurarsi con le forme del quartetto e quintetto d’archi.
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